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Scritto da Super User. Postato in Dieta Mediterranea di riferimento Nicotera

Articoli pubblicati sui giornali


martedì 16 novembre 2010
La Dieta mediterranea dichiarata patrimonio immateriale dell'Umanità

Grande soddisfazione per la decisione dell’Unesco di inserire la Dieta mediterranea nel patrimonio immateriale dell’Umanità è stata espressa dal presidente della Provincia Francesco De Nisi e dall’assessore all’Agricoltura Domenico Antonio Crupi. La decisione è stata assunta questo pomeriggio a Nairobi, in Kenya, dove si è riunito il comitato intergovernativo dell’organizzazione delle Nazioni unite per l’educazione, la scienza e la cultura......


La cultura alimentare del Bruzio tra fonti letterarie e documentazione archeologica: alle radici della dieta mediterranea

Di Fabrizio Mollo

La tradizione letteraria e la cospicua documentazione archeologica, sempre crescente, ci permettono di conoscere ed apprezzare le rinomate tradizioni alimentari proprie dei diversi popoli che si sono avvicendati nel territorio della Calabria antica o meglio, come la chiamavano “li antichi, Bruzio”......


ATTESTAZIONI DI PIATTI DA PESCE DALLA CALABRIA:
ALCUNE RIFLESSIONI TRA PRODUZIONE ED ICONOGRAFIA
di Fabrizio Mollo
Dottore di ricerca in Archeologia della Magna Grecia

La ricerca che in questa sede si presenta riguarda la produzione di un particolare manufatto, diffusosi da Atene nel corso del V sec. a.C. e poi in Magna Grecia tra IV e III sec. a.C.....


 Mangiare come a Nicotera si campa cento anni 

[Daniela Monti - Corriere della sera - 09.07.2002]

Chi mangia mediterraneo sta meglio, assicurano gli esperti italiani: meno cardiopatie, minore incidenza di tumori, migliore forma fisica. Eppure il modello è in crisi, persino da noi: industrializzazione e consumismo hanno stravolto le abitudini a tavola. Ma non a casa di Flaminio Fidanza, professore all'Università di Perugina, studioso di alimentazione dal '52: 82 anni, da sempre è uno sponsor della dieta mediterranea. Il risultato è una salute di ferro. Menù: a colazione 125 ml di latte, muesli, mezzo pompelmo, mezzo chilo di frutta; alle 11 un vasetto di prodotto probiotico a base di latte fermentato; a pranzo verdura, qualche volta pasta, pesce sempre, carne di tanto in tanto, insalata, pane, un bicchiere di vino; a metà pomeriggio un altro mezzo chilo di frutta; a cena fiocchi di latte a basso contenuto lipidico, minestrone o passato di verdura, ancora insalata; prima di andare a letto ancora frutta. Così si dimagrisce? "Così si resta sani, dice Fidanza. La forma fisica è questione di moderazione e movimento. Io faccio cinquanta minuti di attività fisica al giorno: 20 al mattino, 30 la sera. Negli anni sessanta nel Meridione, alimentazione in puro stile mediterraneo, obesità e ipertensione erano inesistenti: abbiamo trovato un solo infarto su 600 individui esaminati. E' tutto è scritto nero su bianco nei nostri studi. Inattaccabile. Il resto sono polemiche di nutrizionisti improvvisati". Che cos'è la dieta mediterranea? "E' una dieta moderata -continua Fidanza- in cui alcuni alimenti caratteristici dell'area mediterranea occupano un posto preminente, in modo da soddisfare tutte le richieste dell'organismo, prevenire le inadeguatezze nutrizionali ( sia per eccesso sia per difetto) e fornire i composti alimentari bioprotettivi. Come schema giornaliero di riferimento si può prendere quello degli abitanti di Nicotera, in Calabria, appunto negli anni 60: 465 grammi di cereali, 43 grammi di legumi, 46 grammi di pesce, 309 grammi di ortaggi, 42 grammi di olio vergine d'oliva, 104 grammi di frutta, 294 millilitri di vino (un quartino al giorno), 12 grammi di formaggio, 47 grammi di carne (la carne dunque c'è : ne va mangiata poca ma non eliminata), 21 grammi di uova. Per le donne quantità leggermente inferiori". Serve? "Il ruolo preventivo è stato messo in evidenza nello studio epidemiologico internazionale sulla cardiopatia coronaria; il Seven Countries Study, che abbiamo avviato nel '57 è durato quarant'anni: tasso di mortalità per cardiopatia coronarica dimezzato rispetto a chi ha una dieta a base di carne, uova, formaggio, sostanze grasse di origine animale, birra e super alcolici.".

Ecco perché la dieta del paese è efficace contro le malattie [Pasquale Barbalace - il Quotidiano - 28.07.2002]

Nicotera, sito magico. "Un sito magico dai dintorni romantici", un luogo di pace e d'incantevole bellezza. Così si espresse in tempi remoti il grande geografo danese Maltè-Brun, in un suo tour lungo le nostre contrade. E che ancora il sito, nonostante l'incuria degli uomini conservi tanto di quel "magico" e si disveli come un elisir di lunga vita, venne scientificamente provato da un'equipe internazionale di medici che condusse in loco una ricerca sull'ipertensione e l'obesità intorno alla fine degli anni '60. Il che, oltre a ridestare un senso di orgoglio, esalta maggiormente la sana tradizione gastronomica di questa ridente città che, al clima mite e benefico, alla seducente vaghezza dei luoghi ed alle stupende attrattive panoramiche, ha saputo gratificare anche il gusto con quanto di meglio vi potesse essere tra le varie diete alimentari. In effetti l'articolo apparso sul "Corriere della sera" del 9 luglio scorso "Mangiare come a Nicotera, si campa cent'anni" a firma di Daniela Monti , richiama alla nostra memoria l'indagine scientifica messa appunto dal grande maestro di nutrizione umana prof. Ancel Keys (Università del Minnesota), dal famoso cardiologo americano prof. Waith., dal giapponese prof. Kimura e da un team di ricercatori italiani e stranieri (tra i quali Puddu, Fidanza ed altri), che vennero indirizzati a Nicotera dal dr. Alfonso Del Vecchio, nostro concittadino ricercatore presso l'Istituto di ricerca di Milano ed all'epoca presso l'Università del Minnesota per approfondire alcuni studi. L'equipe, insediatasi nei locali a piano terra di casa Iannello in Via Luigi Razza, messi a disposizione dall'Amministrazione comunale dell'epoca, operò un rigoroso screening nella popolazione compresa nella fascia d'età tra i 40 e i 60 anni. Indispensabile e provvidenziale per la buona riuscita si rivelò l'opera di sensibilizzazione svolta dai medici locali presso i loro assistiti, i quali non erano tanto disposti a sottoporsi a controlli del genere. La novità dell'indagine suscitò tanto scalpore da richiamare l'attenzione dei cronisti locali, degli operatori televisivi, che mandarono in onda un servizio pregevole con fotogrammi ritraenti caratteristici squarci del paese inferiore ed immagini della stessa equipe che volle osservare con i propri occhi come viveva la gente semplice dei rioni popolari, qual erano il tenore di vita ed il ritmo della fatica quotidiana. L'indagine andò oltre ogni attesa, si prolungò con il controllo periodico di tutte quelle persone che erano risultate perfette dal punto di vista cardio- vascolare. Esse vennero sottoposte a vari check- up (tra di loro anche mio padre) e seguite per circa due anni da una dietista, la quale con autorevolezza si introduceva all'ora di pranzo o di cena nelle case annotando su un registro le varie portate, il peso ed il contenuto calorico. Per amore di verità la presenza della collaboratrice infastidì le brave massaie disabituate com'erano ad avere estranei in casa nelle ore del desinare. Completata la ricerca venne dimostrato che la dieta moderata mediterranea, osservata dalla popolazione nicoterese, si era rivelata un antidoto efficace contro le malattie coronariche, l'ipertensione, l'obesità, il diabete, i tumori, e che dal punto di vista nutrizionale soddisfava pienamente le richieste dell'organismo. I dati ottenuti raccolti in una tabella (ne fa riferimento il prof. Flaminio Fidanza, docente dell'Università di Perugina in Scienze dell'alimentazione), nobilitarono la dieta mediterranea ricca di carboidrati energetici, di ortaggi, di frutta, di pesce azzurro, di legumi, dell'olio vergine d'oliva, del vino rosso delle nostre soleggiate vigne contenente polifenoli antiossidanti; invece latte, carne rossa, uova , grassi animali e formaggi, vennero considerati alimenti da consumare con parsimonia. Oggi, gli avanzati studi epidemiologici hanno messo a confronto " lo stato di salute raggiunto da parte di chi si alimenta con la nostra dieta e di chi segue le teorie americane contro tendenza". I risultati si appalesano in favore della dieta di casa nostra, quella delle nostra brave massaie, regine di quel focolare che sapeva d'antico, e dal quale si espandevano gli odori stuzzicanti dei cibi insaporiti con le erbe aromatiche. Quelle ricette non solo conservano il pregio di far vivere a lungo senza togliere nulla alla fragranza, all'appetibilità ed al buon gusto dei nostri piatti tradizionali, ma hanno anche il merito di avere dimezzato del 50% i casi di mortalità rispetto ad altri paesi, ove le tradizioni alimentari abbondano di grassi animali, di sale, di carne rossa e zuccheri raffinati. Ecco come l'aria sana e balsamica, satura d'ossigeno per la vicinanza del mare e del verde delle ubertose campagne, va in simbiosi con la nostra cucina, tanto da sollecitare- quale esilir di lunga vita- a non disdegnare il motto di Feuerebach "l'uomo è ciò che mangia".

Due culture alimentari a confronto in un Convegno a Nicotera
La dieta mediterranea italiana di Nicotera sotto i riflettori degli esperti [Pasquale Barbalace]

Sul "Quotidiano" del 7 luglio u.s., riprendendo un interessante articolo di D. Monti, dal titolo "Mangiare come a Nicotera si campa cent'anni", apparso sul Corriere della Sera del 9 s. m., abbiamo proposto ai lettori un'opportuna riflessione su quella che è stata, nel meridione d'Italia, la prima indagine con metodo scientifico, sulla scia tracciata da Ancel Keys, messa a punto a Nicotera dal famoso cardiologo americano prof. White assieme ad un team di ricercatori italiani e stranieri (tra cui i proff. Puddu, Kimura e Fidanza), sulla dieta mediterranea in uso nella nostra cittadina, che, dati alla mano desunti statisticamente dal Prof. Fidanza e pubblicati su riviste scientifiche. La dieta di Nicotera divenuta di riferimento pur essendo "parca" basata com'era, intorno agli anni '60, sul consumo "di alimenti caratteristici dell'area mediterranea (cereali, legumi, ortaggi, frutta, olio vergine di oliva, prodotti della pesca) da parte dei ceti meno abbienti del Sud (operai, contadini, artigiani, pescatori ecc.), ha occupato "un posto preminente nel rispetto dell'adeguatezza energetica, sia come apporto che come dispendio". Una dieta della salute, quasi medicinale, legata com'era ad usufruire del prodotto genuino dei campi e del mare, dei carboidrati e delle proteine di origine vegetale. Le conclusioni non hanno lasciato adito ad equivoci: chi seguiva una simile dieta riduceva i fattori di rischio delle patologie dell'apparato cardio-vascolare. Dopo quaranta e più anni, il prof. Fidanza, nel quadro delle iniziative intraprese dalla Regione Calabria, ritorna a Nicotera con un team di esperti, per ripuntare i riflettori sul tema della dieta di casa nostra, retaggio di civiltà remote, dando inizio alla verifica dello "statu quo", esplicitando i lavori in un convegno svoltosi nel salone delle conferenze della Scuola elementare "A. Pagano", messo a disposizione dal dirigente scolastico B. Lento. Dalle relazioni svolte dal prof. L. Iacopino e dal prof. F. Fidanza, alla presenza del prof. B. Gallo, Assessore comunale alla Cultura, di medici del luogo e dei comuni contermini, di amministratori, di operatori scolastici e di un pubblico acculturato, è emerso che gli Studi condotti dal Seven Countries Studies (Studio dei 7 paesi) e dall'Istituto di fisiologia umana dell'Università di Napoli vi è una costante correlazione tra dieta e colesterolemia e cardiopatie. Infatti l'indagine eseguita nel passato sui Vigili del fuoco napoletani presentava un tasso più basso di colesterolo rispetto ai loro colleghi del Minnesota. " Ciò era da imputare al minor contenuto di grassi nella dieta partenopea (20% dell'energia totale contro il 40% dell'energia totale). Nel 1957, è stata condotta una ricerca pilota a Nicotera (Calabria) ed a Creta (Grecia), estesa successivamente a 16 coorti di uomini tra i 40 e i 59 anni, residenti in centri abitati in Finlandia, Dalmazia, Giappone, Grecia, Italia, ex Jugoslavia, Olanda, e Usa), da cui è emerso che le coorti rurali europee mediterranee (Creta, Corfù, Crevalcore e Montegiorgio) presentavano al 25° anno di riesame un tasso di mortalità per cardiopatia coronarica di 978/10.000, mentre quelle non mediterranee (Finlandia, Dalmazia, Slavonia, Velika, Krsna nella ex Jugoslavia) il tasso di mortalità era di 1947/10.000, quindi raddoppiato. Dallo studio epidemiologico longitudinale, esteso ai figli ed ai nipoti dei soggetti già sotto controllo nel passato dei Comuni di Crevalcore e di Montegiorgio "pur tenendo conto dell'influenza dell'invecchiamento dei soggetti, si è osservato a Montegiorgio una modificazione delle scelte alimentari, con un avvicinamento dei consumi a quelli dei soggetti di Cravalcore", quindi un allontanamento della dieta mediterranea presa come riferimento, ed anche l'indice di mortalità per cardiopatie presentava un andamento simile. Ai fini di un'oggettiva verifica, scientificamente valida, si è proceduto col metodo I.A.M. (indice di adeguatezza mediterranea) ad accertare quanto "una dieta si avvicini o si allontani da una dieta presa come riferimento (anni '60 -Nicotera) che si ottiene dividendo il percento dell'energia fornita dagli alimenti di una dieta tipicamente mediterranea (già accennata) per il percento dell'energia fornita dagli alimenti di una dieta tipicamente non mediterranea (carne, uova, grassi di origine animale e margarine, dolci, bevande zuccherine). Purtroppo il riscontro dei dati denuncia una inversione di tendenza, soprattutto nei giovani, mentre nelle persone già mature e per gli anziani l'allontanamento è modesto. In definitiva si abbandona la dieta benefica tradizionale per dare spazio all'importazione di diete diverse appartenenti ad altra cultura, propinate dalle grandi catene alimentari, ossia quella del piatto sofisticato, già pronto, che costa tanto e che diventa un silenzioso killer che mina la nostra salute. Al cambiamento ha molto influito lo stato di benessere socio-economico, l'aumentato tenore di vita, raggiunti nei decorsi decenni del '900. Quale il campanello d'allarme che ci viene da un titolato Osservatorio, deputato a difendere la nostra salute, in contrasto con ogni forma di mondismo irrazionale e consumistico? Crediamo sia scoccata l'ora di promuovere una programmazione educativa che miri ad insegnare "come mangiare", cioè una pedagogia che ponga alla base la prevenzione e la tutela della salute umana, il saper vivere in simbiosi con la natura. Un progetto di tale vastità non può non interessare la scuola di base, quella che Read chiama " il vivaio di relazioni umane", per poi coinvolgere le famiglie, la refezione scolastica, gli operatori sanitari, le associazioni di produttori alimentari, l'industria turistico-alberghiera, i sistemi di produzione agricola. In questi ultimi anni la dieta mediterranea si è arricchita dall'introduzione degli antiossidanti presenti nell'olio vergine d'oliva e nel pesce azzurro, nelle verdure, nella frutta, nel vino rosso, che limitano l'evoluzione dell'aterosclerosi, la coagulazione piastrinica e il formarsi di tromboembolici e che rallentano l'invecchiamento delle cellule dovuto all'accumulo dei radicali liberi, accentuato anche dall'inquinamento del pianeta. Tutto questo ci impegna a conservare, difendere e rivalorizzare questo nostro inestimabile patrimonio, che custodisce le potenzialità per riequilibrare il nostro modo di vivere.


Convegno internazionale a Pioppi nel centenario di Ancel Keys [Pasquale Barbalace]

Si è svolto a Pioppi, frazione del Comune di Pollica, nel Cilento, il 24 gennaio u.s. un Convegno Nazionale sulla Dieta Mediterranea in occasione del complesecolo del Prof. Ancel Keys, lo studioso americano caposcuola di un nuovo stile alimentare e di benessere psicofisico, anzi di una nuova filosofia , qual elisir di lunga vita per le sue proprietà salutistiche. Ancel Keys, fu direttore della cattedra di Igiene e Fisiologia dell'Università del Minnesota negli Stati Uniti, e condusse da sempre studi e ricerche sul metabolismo lipidico dell'uomo in relazione alla dieta ed alla patologia degenerativa dell'apparato cardiovascolare. Avendo viaggiato nel dopo guerra per il mondo, fu attratto dai luoghi solari del Meridionale d'Italia, e particolarmente del Cilento, ove, nel 1960, in località Cannicchio (piccolo borgo poco distante da Pioppi) acquistò un modesto appezzamento di terreno, vi costruì la sua abitazione e coltivò il suo campo per circa un quarantennio. Chiamò quel sito incantevole Minnelea, ossia Minne- Elea, sede della scuola di Parmenide e della filosofia eleatica ed antichissimo centro termale. In quel angolo di terra formò la sua scuola, chiamando intorno a se altri studiosi, i quali vi elessero la loro dimora (il prof. Jeremiah Stamler dell'Università di Cicago, assoluta autorità mondiale nello studio epidemiologico dell'ipertensione arteriosa, il prof. Flamino Fidanza, dell'Università di Perugia ed attuale caposcuola, il finlandese prof. Martti Karvonen), costituendo un laboratorio scientifico (il Seven Country Study) per studiare i dati provenienti da tutto il mondo, particolarmente dai sette paesi di riferimento: Stati Uniti, Grecia, Italia, Iugoslavia, Finlandia, Giappone, Olanda. Nel 1957, su interessamento del nostro concittadino dr. Alfonso Del Vecchio, che svolgeva degli studi presso la Facoltà del prof. Keys , in Mimmesota, la ricerca venne condotta a Nicotera da un'equipe , inviata dallo stesso Keys, e guidata dal prof. White che annoverava nomi che divennero famosi (Puddu, Fidanza, Mancini, Kimoru, ecc). Al convegno di Pioppi, Nicotera è stata presente con i dott.ri Ionadi, D'Aloi, Luciano (quest'ultimo in rappresentanza dell'Ass. alle Politiche comunitarie). Barbalace, dopo avere espresso il saluto di rito e letta la relazione del dr. Del Vecchio , impedito di partecipare per motivi di salute, ha dato comunicazione che l'Amministrazione Provinciale di Vibo Valentia, su interessamento dell'avv. Vecchio Salvatore, assessore provinciale delle politiche economiche e comunitarie, ha istituito a Nicotera un Osservatorio Scientifico della dieta Mediterranea, chiamando alla presidenza il prof. Flamino Fidanza. Ha dato lettura della lettera inviategli:

Vibo Valentia. 10, gennaio, 2004
dr. Pasquale Barbalace - Nicotera

Carissimo Pasquale,
ti comunico, anche a nome del Presidente che ha promosso l'iniziativa, che la Giunta provinciale nella seduta del 30. dicembre 2003 con determina n. 109, ha deliberato l'istituzione di un Osservatorio Scientifico, con sede in Nicotera, " inteso come strumento privilegiato per la raccolta di dati epidemiologici ed antropologici circa l'incidenza delle tendenze alimentari e delle malattie ad esse collegate e contestualmente punto di promozione di progettualità rivolta alla formazione e all'informazione nutrizionale e culinaria con il fine di recuparare concretamente la dieta mediterranea e dei prodotti tipici e di quelli di nicchia."

Cari saluti Salvatore Vecchio

Non si può che esprimere la nostra gratitudine, e ne sono certo anche quella della nostra comunità, a tanta sensibilità e vicinanza dell' Amministrazione provinciale di Vibo Valentia, al presidente Bruni ed all'assessore al ramo avv. Salvatore Vecchio, che concretamente hanno ancora onorato questa città con una Istituzione scientifica di grande prestigio in campo nazionale ed internazionale. L'approfondimento degli studi che saranno svolti e la divulgazione dei risultati conseguiti delinieranno un percorso didattico che interesserà la scuola, gli addetti alla ristorazione, il turismo, correlandoli alle tradizioni, alla cultura, allo stile di vita delle nostre comunità e dischiudendo tanti canali per la riscoperta e la rivalutazione di luoghi e civiltà che hanno fatto la nostra storia.


Istituito l'Osservatorio Scientifico sulla Dieta Mediterranea [Giovanni Durante - Proposte n° 2 - 2004]

Con delibera n.109 del 30 Dicembre scorso, la Giunta Provinciale, su interessamento dell'Assessore alle politiche Comunitarie Avv. Salvatore Vecchio e del Presidente Gaetano Bruni, ha deliberato l'istituzione a Nicotera dell'Osservatorio scientifico sulla dieta mediterranea inteso come strumento privilegiato per la raccolta di dati epidemiologici e antropologici circa l'incidenza delle tendenze alimentari e delle malattie ad esse collegate e, come punto di promozione di progettualità rivolta alla formazione e all'informazione nutrizionale culinaria con il fine di recuperare concretamente la dieta mediterranea, e i prodotti tipici che la compongono. L'annuncio dà concretezza al dibattito scaturito da un articolo apparso il 9 Luglio 2002 sulle colonne del Quotidiano della Calabria a firma del Prof. Pasquale Barbalace, stimato professionista e studioso della storia cittadina il quale, facendo eco all'articolo apparso sul Corriere della Sera del 9 Luglio dello stesso anno a firma di Daniela Monti, (dal titolo "Mangiare come a Nicotera. Così si campa cent'anni"), richiamava alla memoria collettiva l'indagine scientifica messa a punto dal famoso cardiologo americano, Professor White che, con un team di ricercatori italiani e stranieri (Puddu, Fidanza, Mancini, Kimoru), condusse nel 1957 un rigoroso screaning della popolazione tra i 40 e i 64 anni di età, i cui risultati nobilitarono proprio la dieta mediterranea, dimostrando che l'osservanza della dieta stessa da parte della popolazione nicoterese si era rivelata efficace contro le malattie coronariche, contro l'ipertensione, l'obesità e i tumori, soddisfacendo pienamente le richieste dell'organismo dal punto di vista nutrizionale. L'articolo del Prof. Barbalace ha innescato una vera e propria corsa per riaffermare la paternità tutta nicoterese della dieta mediterranea che, attraverso un paziente lavoro di tessitura dei contatti necessari operato dal Prof. Barbalace stesso, si è concretizzata dapprima con la visita del Prof. Flaminio Fidanza (oggi docente all'Università di Perugia) a Nicotera nel Dicembre 2002, per ripetere lo studio fatto 45 anni prima sui discendenti delle persone allora testate, poi con la partecipazione di una delegazione nicoterese al convegno internazionale sulla dieta mediterranea promosso il 20 Gennaio 2003, dall'Università di Tor Vergata a Roma e con una serie di articoli sui cibi della dieta mediterranea stessa scritti dal Dott. Carmelo Ionadi e infine con l'interessamento della Amministrazione Provinciale di Vibo. In questi giorni infine l'annuncio tanto atteso della istituzione dell'Osservatorio, che una delegazione composta dall'assessore Vecchio, dal Prof. Barbalace, dal Dott. Gaetano Luciano, dal Dott. Carmelo Ionadi e dal Dott. Salvatore D'Aloi, ha dato al Convegno nazionale sulla dieta mediterranea svoltosi il 24 Gennaio scorso a Pioppi, frazione del Comune di Pollica, nella splendida cornice del Cilento, dove il Professor Angel Keys, Direttore della cattedra di Igiene e Fisiologia dell'Università del Minnesota (USA), che conduceva studi e ricerche sul metabolismo lipidico dell'uomo in relazione alla dieta e alle patologie degenerative dell'apparato cardiovascolare, acquistò un piccolo appezzamento di terreno, costruendovi la sua abitazione e chiamando intorno a sé altri studiosi che elessero quell'incantevole sito a loro residenza e centro di formazione (lo stesso Fidanza, il Professore finlandese Martii Kervomen e il Professore Jeremiah Stamler dell'Università di Chicago, assoluta autorità mondiale nello studio epidemiologico della ipertensione arteriosa), dando vita al progetto "Seven Country Study" per studiare le abitudini alimentari di sette paesi di riferimento (Italia, Grecia, Iugoslavia, USA, Finlandia, Giappone e Olanda), studio che vide proprio Nicotera tra le località interessate dall'importante indagine conoscitiva, dove l'equipe del Professor White venne inviata dallo stesso Keys, su interessamento del nostro concittadino Alfonso Del Vecchio, il quale laureatosi in medicina presso l'Università di Napoli, aveva vinto una borsa di studio presso l'Università del Minnesota. La scelta della nostra città quale sede dell'Osservatorio sulla dieta mediterranea dunque, può rappresentare una grande occasione per Nicotera stessa, dal momento che, l'approfondimento degli studi che saranno svolti e la divulgazione dei risultati che saranno conseguiti, delineerà un percorso culturale e didattico che potendo sicuramente interessare le scuole, gli operatori turistici e enogastronomici e il mondo agricolo- rurale, sarebbe in grado di dischiudere numerosi canali per la riscoperta e la rivalutazione del nostro territorio e rappresentare anche un volano di sviluppo del territorio stesso nel quadro di quel trinomio turismo - beni culturali e ambientali - gastronomia, che ha fatto la fortuna di tante località del Belpaese.


Due giorni di studio sulla Dieta Mediterranea [Giovanni Durante - Proposte n°4 - 2004]

Promossa dall'Assessorato alle Politiche Comunitarie e alle Attività produttive dell'Amministrazione provinciale di Vibo in collaborazione con la Scuola Elementare "A. Pagano", la Scuola Media "Dante Alighieri" e l'Istituto Liceo Classico - Itis di Nicotera, si è tenuta il 2 e il 3 Aprile scorso una interessante due giorni di studio a livello nazionale, sul tema "La dieta di Nicotera negli anni 60: dieta mediterranea italiana di riferimento" che ha registrato una grande partecipazione di pubblico e la presenza di numerose personalità della comunità accademico - scientifica e di quella medica. Durante la prima giornata dei lavori, tenutasi nella Sala Conferenze del Castello Ruffo, si è innanzitutto voluto procedere all'insediamento dell'Osservatorio Scientifico sulla dieta stessa fortemente voluto dall'Assessore Avv. Salvatore Vecchio e dal Presidente della Provincia Gaetano Bruni. Dopo i saluti dell'Assessore comunale alla Cultura Prof. Pasquale Gallo, è stato poi lo stesso Avv. Vecchio a prendere la parola, sottolineando l'impegno del suo assessorato sul tema della dieta mediterranea, considerata un grande patrimonio e una preziosa opportunità per il nostro territorio, da cogliere mediante la predisposizione di un percorso scientifico e culturale che serva a promuovere una cultura della prevenzione che abbia il suo fulcro proprio nella dieta mediterranea stessa. Il convegno è entrato poi nel vivo prima con l'intervento del nostro concittadino il Prof. Alfonso del Vecchio, Docente alla Università di Pavia, che ha riportato all'attenzione dell'uditorio, l'esperimento pilota effettuato su 36 famiglie nicoteresi nel 1957 nell'ambito del progetto "Seven Country Studies" i cui risultati evidenziarono come rispetto ad altre aree geografiche, come ad esempio i paesi del Nord Europa, il nostro modello alimentare costituiva una efficace protezione naturale nei confronti di alcune patologie determinando un dimezzamento del tasso di mortalità ad esse collegate. E' poi intervenuto il Prof. Flaminio Fidanza, Docente dell'Università di Perugia, che ha illustrato la progressiva crisi della dieta mediterranea italiana che è stata purtroppo intaccata nel tempo dalle abitudini voluttuarie negative del modo di nutrirsi, tipiche della cosiddetta "società del benessere" evidenziando come proprio l'allontanamento dal tradizionale modello alimentare mediterraneo, ha comportato l'aumento di numerose malattie e confermando così la felice intuizione avuta dagli studiosi negli anni 60, anche grazie la ricerca condotta a Nicotera, che poneva in risalto proprio la stretta correlazione tra alimentazione e qualità e durata della vita. Infine vi è stato l'intervento del Dott. Mario Luciano Responsabile del Dipartimento di Diabetologia e Endocrinologia dell'ASL di Vibo, che ha relazionato sulla incidenza dell'obesità, del diabete e delle malattie cardiovascolari nel territorio provinciale mentre le conclusioni sono state tirate dal Presidente della Provincia Gaetano Bruni, che ha ribadito la vicinanza della amministrazione da lui presieduta al nuovo organismo scientifico. La seconda giornata svoltasi invece nella biblioteca del Liceo Classico "B. Vinci" alla presenza delle delegazioni dei docenti e degli alunni di tutte le scuole cittadine, si è aperta con una ampia relazione della Prof.sa Marisa D'Ambrosio, che ha sottolineato tra le altre cose l'importanza di cominciare proprio dalle scuole un percorso educativo e didattico di educazione alla tutela della corretta alimentazione secondo i canoni della dieta mediterranea nicoterese. A seguire vi è stato l'intervento del Prof. Fidanza che ha ancora una volta brillantemente relazionato, compiendo un excursus sui consumi alimentari a Nicotera dagli anni 60 fino al 2002, attraverso una accurata analisi comparativa tra i risultati medico - scientifici ottenuti in base ai test effettuati su quei cittadini che erano stati allora esaminati dalle equipe del Prof. White e a quelli condotti sui loro diretti discendenti a quasi mezzo secolo di distanza. Ha poi relazionato sul tema della educazione nutrizionale la Prof.sa Adalberta Alberti anche essa Docente presso l'Università di Perugia, che nel suo intervento ha sostenuto come negli ultimi decenni tendenza che andrebbe assolutamente contrastata ed invertita proprio attraverso una adeguata educazione nutrizionale che possa favorire abitudini il progressivo abbandono del regime alimentare mediterraneo, è frutto dell'influenza nefasta di una tendenza purtroppo mondiale che, grazie alla complicità dei mass media, tende a privilegiare impropri modelli alimentari che incidono negativamente sulla salute dell'uomo, alimentari maggiormente corrette riscoprendo gli antichi sapori e le tradizioni culinarie della nostra terra, una serie di misure strutturali in grado non solo di preservare ma anche di valorizzare un territorio come il nostro posto al crocevia di aree a grande vocazione agricolo - pastorale e contadina che, grazie alla genuinità dei propri prodotti e alla salubrità del clima, aveva contribuito a creare le condizioni ideali affinché proprio nella nostra cittadina si affermasse la pratica quotidiana della buona alimentazione e infine la creazione di una robusta coscienza alimentare che insegni a riscoprire l'arte della cucina dei poveri e suoi alimenti tradizionali dimenticati, che meritano di essere rivalutati per i loro effetti salutistici, nella consapevolezza che il cibo è difatti uno dei più importanti strumenti di prevenzione medica.



La dieta mediterranea [Alberto Maria Scrima - I Calabresi nel mondo - Febbraio 2003]

TRA LE DIETE MEDITERRANEE ce n'è una anche calabrese. È conosciuta in Europa come la "Dieta di Nicotera" per essere stata rilevata nel 1960 tra gli abitanti di quel centro, allora in provincia di Catanzaro, ora in quella di Vibo Valentia. Nicotera fu la terza area rurale italiana esaminata nell'ambito dello studio che interessò ben sette paesi. Allora furono presi in esame gli abitanti di Nicotera di età compresa tra i 40 e i 59 anni. La dieta comprendeva, per gli uomini: 465 gr. di cereali, 43 gr. di legumi, 46 gr. di pesce, 309 gr. di ortaggi, 42 gr. di olio di oliva, 104 gr. di frutta, 294 mI di vino, 47 gr. di latte, 12 gr. di formaggio, 47 gr. di carne e 21 gr. di uova; per le donne, le quantità erano proporzionalmente inferiori. Ma, intanto, perché dieta mediterranea? Gli specialisti dicono perché è varia ed equilibrata. I suoi alimenti caratteristici (quali cereali, legumi, ortaggi, frutta, olio d'oliva) permettono un adeguato apporto calorico, ma anche di fibre, proteine, vitamine e sali minerali senza eccedere in lipidi e proteine animali. L'interesse per la dieta mediterranea, e quindi anche per quella di Nicotera, nasce da studi che dimostrano come in Europa meridionale, per esempio, vi sia una minore mortalità per cardiopatia coronaria rispetto all'Europa settentrionale. Ma non è questo il solo studio dai risultati, lusinghieri, altri hanno dimostrato che una dieta ricca di frutta, verdura e cibi contenenti amidi non raffinati, com'è appunto quella mediterranea, ha un effetto preventivo sull'incidenza del cancro. Ad avvalorare i risultati dello studio effettuato nel 1960, ne fu fatto un altro, sempre a Nicotera, nel 1996 che ha avuto per oggetto il cambiamento delle abitudini alimentari nella cittadina calabrese. Lo scopo è stato di verificare la relazione tra l'incidenza del cancro e il cambiamento di dieta dovuto evidentemente ad un nuovo modo di rapportarsi della popolazione con i cibi, alle mode, alle tendenze. Così si ebbe modo di accertare che mentre in America si scopriva che il modo di mangiare della tradizione mediterranea non solo era più gustoso e faceva anche bene alla salute, gli italiani, compresi gli abitanti di Nicotera, si erano convinti che la loro dieta era troppo povera sicché avevano abbandonato i legumi e le bruschette, preferendo le bistecche. Fu tutta colpa dei cosiddetti simboli del benessere: l'automobile, ma anche la carne tutti i giorni e non più solo nelle feste comandate. Ma anche di una assurda pretesa secondo la quale la pastasciutta sarebbe stata la principale responsabile dell'obesità.



Occorre un'inversione di tendenza
In Italia sempre meno persone hanno una dieta corretta [Anna Maria Tedesco - il Quotidiano - 25.01.2005]

Nella suggestiva cornice del castello dei Ruffo di Calabria e al Sayonara Club è stato dato il via al Secondo Simposio sulle Diete Mediterranee Europee. Il simposio, promosso dall'Università delgi Studi di Roma - Torvergata (cattedra di alimentazione e nutrizione umana - dipartimento di neuroscienze), dal Comune di Nicotera (Ass. Dieta Mediterranea Nicotera), dalla Regione Calabria (Ass. alle Attività Produttive), dalla Provincia di Vibo Valentia (Osservatorio sulla Dieta Mediterranea Italiana di Riferimento) e dal Ciso Calabria, si è snodato in tre giornate di studio. L'ultima è stata programmata per stamattina. Il simposio ha visto la partecipazione di relatori nazionali ed europei i quali hanno posto a confronto le Diete Mediterranee Nazionali di Riferimento: Adalberta Alberti, Josè Mataix Verdù. I lavori congressuali sono stati aperti venerdì scorso con una conferenza stampa di presentazione, cui hanno partecipato esponenti istituzionali, tra cui il sindaco Adilardi, l'assessore Bruno Gallo, l'assessore provinciale Del Vecchio, l'ex consigliere regionale Salvatore Vecchio, il consigliere provinciale Ionadi ed inoltre numerosi studiosi e ricercatori. Sabato 22 gennaio, al Sayonara Club, la sessione di lavoro, moderata da Flaminio Fidanza e Alfonso Del Vecchio, ha visto, invece, gli interventi di relatori nazionali ed internazionali. Il moderatore Maurizio Pescari ha introdotto i lavori di Fabio Mollo, Gabriele Perriello, Adalberta Alberti, Flaminio Fidanza, Mario Luciano, Attilio Giocosa e Antonino De Lorenzo. Presso le sale del Sayonara Club è stata allestita anche una mostra fotografica e splendide riproduzioni di prodotti agro alimentari della Calabria tipici della cucina mediterranea. La scelta di Nicotera come sede del 2° Simposio dedicato alla Dieta Mediterranea in tutte le sue declinazioni e applicazioni è stata dettata dalla storia e dalla tradizione che fin dal settembre 1957 vede il comune di Nicotera, unitamente alla città greca di Creta, sede del 1° studio pilota sulla Dieta Mediterranea condotto dai professori Del Vecchio, Kimura, White e Ancel Keys, quest'ultimo il fisiologo americano considerato lo "scopritore della Dieta Mediterranea". Scomparso recentemente all'età di 100 anni, Ancel Keys grazie alla sua opera di studioso, ai suoi studi pionieristici sul digiuno e sui danni provocati da un'alimentazione scorretta, alle sue storiche indagini epidemiologiche e all'elaborazione della "dieta mediterranea", alla sua scelta di vivere e condurre i suoi studi in Italia per oltre quaranta anni, ha contribuito ad elevare gli standard della qualità della vita ed ha reso popolare in tutto il mondo i prodotti alimentari e lo stile di vita italiano. Il convegno è stata una occasione unica di riflessione, di dibattito e di studio sulle caratteristiche di questo modello alimentare, ripercorrendo brevemente quelli che sono stati i risultati dei rilevamenti fatti negli anni 60 nel corso del Seven Countries Studies, le cui conclusioni hanno dimostrato che la "dieta mediterranea" legata alla terra , e alla tradizione è considerata la migliore per prevenire arteriosclerosi, tumori e malattie del metabolismo. Circa 50 anni fa, l'equipe del prof. Ancel Keys effettuò uno studio minuzioso confrontando le abitudini alimentari degli Stati Uniti, Giappone, Italia, Grecia, Jugoslavia, Olanda e Finlandia. Furono prese in esame 12.000 persone di età compresa tra i 40-59 anni, suddivise in 14 campioni. Dallo studio emerse che la mortalità per cardiopatia ischemica era nettamente inferiore tra le popolazioni situate intorno al mediterraneo. La mortalità superiore delle altre popolazioni fu attribuita alla dieta che includeva una quota consistente di grassi saturi quali strutto, burro, carne rossa, ecc. Da allora ulteriori studi hanno sempre confermato questi risultati. Tale studio, effettuato a Nicotera, su circa 36 famiglie, mise in risalto che il nostro modello alimentare era preventivo soprattutto nei confronti delle malattie cardiovascolari (cardiopatie coronariche, ipertensione) e che, rispetto alle abitudini alimentari del Nord Europa, induceva una mortalità per tali malattie estremamente bassa. La correlazione di ciò fu individuata nell'utilizzo di un basso tenore di acidi grassi animali, e quindi, in livelli del sangue di basse quantità di trigliceridi e di colesterolo. Da qui la riflessione fatta dai vari relatori secondo cui si può migliorare l'efficienza di questo sistema bioprotettivo. Con l'evolversi della società italiana da un modello prettamente agricolo ad uno industrializzato, notevoli sono stati i cambiamenti nello stile di vita e nei consumi alimentari. Al fine di valutare in maniera obiettiva i cambiamenti intervenuti nella dieta è stato elaborato ad opera di Alberti-Fidanza e altri un indice di adeguatezza alla Dieta Mediterranea. Tale indice di cui si è ampliamente discusso nella giornata conclusiva (sabato), si ottiene dividendo la somma della percentuale dell'energia fornita dagli alimenti di una dieta tipicamente mediterranea per la somma della percentuale dell'energia fornita dagli alimenti di una dieta non tipicamente mediterranea. Il valore dello IAM della dieta degli uomini di Nicotera del 1960 era di 7,2. Oggi questo valore è sceso a 3,5 con evidenti conseguenze negative sullo stato di salute della popolazione attuale. In Italia già da anni si assiste ad un deciso allontanamento dalla tradizionale Dieta Mediterranea Italiana. Sarebbe pertanto indispensabile fare un'inversione di tendenza dando corso ad interventi di nutrizione applicata basata sui nuovi approcci utilizzando i mezzi di comunicazione e le tecnologie avanzate, coinvolgendo associazioni di produttori, trasformatori e distributori di prodotti alimentari ma soprattutto con interventi di educazione nutrizionale al fine di maturare la coscienza che la qualità della dieta gioca un ruolo fondamentale nella quantità e qualità di vita.


Nicotera rimpiange Ancel Keys [Pasquale Barbalace - il Quotidiano - 02.12.2004]

Si è spento da qualche giorno, all'età di 100 anni, nella sua casa di Minneapolis, il professor Ancel Keys, grande maestro di nutrizione umana, padre della razione "K" (cappa come Keys) e della dieta mediterranea di riferimento. Lo studioso americano fu caposcuola di un nuovo stile alimentare e di benessere psicofisico, anzi di una nuova filosofia, qual elisir di lunga vita per le sue proprietà salutistiche. Da ragazzo lavorò in falegnameria, in aziende alimentari dove era addetto alla pulizia degli escrementi di uccelli e topi, fu cercatore d'oro, fino al conseguimento della maturità liceale. S'iscrisse poi, alla facoltà di Economia e Scienze politiche a Berkeley, e successivamente conseguì un dottorato in fisiologia. Lavorò a fianco del premio Nobel Augus Krogh, dedicandosi allo studio delle funzioni corporee. Divenuto direttore della cattedra di Igiene e Fisiologia dell'Università del Minnesota negli Stati Uniti (Minnesota starvation experiment) condusse per tutta la vita studi e ricerche sul metabolismo lipidico dell'uomo in relazione alla dieta e alla patologia degenerativa dell'apparato cardiovascolare. Il suo nome diventò famoso per avere inventato la razione "K", il pasto militare portatile (biscotti secchi, barrette di cioccolata e vari insaccati) usato dai soldati americani durante la seconda guerra mondiale. Keys notò che nei paesi ove i piatti erano poveri di grassi, raramente si notavano malattie cardiovascolari per il basso livello di colesterolo riscontrato; ove invece le pietanze erano ricche di grassi animali il tasso di colesterolo era elevato e ad esso si correlavano le patologie cardiache e la mortalità. Il primo test, realizzato sui vigili urbani di Napoli e su quelli del Minnesota, rivelò che la dieta americana ricca di carne, uova e grassi animali era la causa determinante del colesterolo elevato, mentre la dieta praticata in Europa, ricca di carboidrati, di frutta, verdura ed olio d'oliva, manteneva basso il tasso di colesterolo e le malattie cardiovascolari erano rare. Avendo viaggiato dopo la seconda guerra per il mondo, fu attratto dai luoghi solari del Meridione d'Italia, e particolarmente nel Cilento, ove, nel 1960, in località Cannicchio (piccolo borgo poco distante da Pollica) acquistò un modesto appezzamento di terreno, vi costruì la sua abitazione e coltivò il suo campo per circa un quarantennio assieme alla moglie Margaret, tuttora vivente. Chiamò quel sito incantevole Minnalea, ossia Minne-Elea, sede della scuola di Parmenide e della filosofia eleatica ed antichissimo centro termale. In quell'angolo di terra formò la sua scuola, chiamando attorno a se altri studiosi, i quali vi elessero la loro dimora (il prof. Jeremiah Stamler dell'Università di Chicago, assoluta autorità mondiale nello studio epidemiologico dell'ipertensione arteriosa, il prof. Flaminio Fidanza, dell'Università di Perugia ed attuale caposcuola e il finlandese professor Marty Karvonen). Costituì un laboratorio scientifico (il Seven Country Study) per analizzare i dati provenienti da tutto il mondo, particolarmente dai sette paesi di riferimento: Stati Uniti, Grecia, Italia, Jugoslavia, Finlandia, Giappone, Olanda. Nel 1957, su interessamento del nostro concittadino Alfonso Del Vecchio, che svolgeva degli studi presso la Facoltà del prof. Keys, in Minnesota, la ricerca venne condotta a Nicotera da un'equipe, guidata dallo stesso Keys, dal prof. White e di altri giovani ricercatori che divennero famosi (Puddu, Fidanza, Mancini, Kimura, Del Vecchio, ecc.). La dieta praticata a Nicotera, dati alla mano desunti statisticamente dal professor Fidanza e pubblicati su riviste scientifiche, si è rivelata un antidoto efficace contro le cardiopatie, l'ictus, l'ipertensione, l'obesità, alcune forme di tumore tendenzialmente in risalita nei paesi opulenti. Questa dieta, divenuta di riferimento, pur essendo "parca" basata com'era, intorno agli anni 60, sul consumo "di alimenti caratteristici dell'area mediterranea (cereali, legumi, ortaggi, frutta, olio extra vergine d'oliva, prodotti della pesca) da parte dei ceti meno abbienti del Sud (operai, contadini, artigiani, pescatori ecc.), ha occupato "un posto preminente nel rispetto dell'adeguatezza energetica, sia come apporto che come dispendio". Una dieta della salute, quasi medicinale, legata com'era ad usufruire del prodotto genuino dei campi e del mare, dei carboidrati e delle proteine di origine vegetale. Sulla scia di A. Keys si muove la scuola italiana, che ha come centro di riferimento l'osservatorio della dieta mediterranea italiana in Nicotera, ed è diretta dai prof. Flaminio Fidanza, dalla prof.ssa Adalberta Alberti e dal prof. Antonio De Lorenzo, dal nicoterese prof. Alfonso Del Vecchio e di altre figure professionali. La scomparsa di Keys ha destato nell'ambiente tanto rimpianto.


Concluso dopo tre giorni di dibattito il 2° simposio sulle "Diete Mediterranee Europee"
Vivere meglio con poca carne, insaccati e latte [Pino Brosio - Gazzetta del Sud - 24.01.2005]

Le abitudini alimentari negli ultimi decenni sono cambiate notevolmente e l'arrivo sulle nostre tavole di quantità eccessive di prodotti che andrebbero, invece, consumati con moderazione è motivo di seria attenzione per i guasti arrecati alla salute. Ci si è, in sostanza, allontanati dai cibi sani degli anni sessanta per fare sempre più spazio a carne, latte, formaggi, dolciumi, bevande gassate, olio di semi, ecc. A risentire degli effetti negativi dell'errata alimentazione non sarebbero tanto gli uomini quanto le donne e i bambini la cui salute deve fare i conti con malattie da non sottovalutare. E la Calabria potrebbe perdere, in tempi brevi, il primato di regione italiana con minor numero di morti per tumore. Per estrema sintesi, è questo il messaggio conclusivo del "secondo simposio sulle diete mediterranee europee", organizzato dall'amministrazione comunale in collaborazione con Regione, Provincia, Ciso e Università "Tor Vergata" di Roma. Tre giorni di lavori intensi, che hanno fatto registrare la presenza in città di ricercatori italiani e stranieri di fama internazionale con in testa i proff. Alfonso Del Vecchio e Flaminio Fidanza, promotori delle ricerche condotte a Nicotera dal 1957 in poi, nonché validi collaboratori, dell'americano Ancel Keys, scopritore della dieta mediterranea. C'è un rimedio per recuperare terreno e abbassare la soglia del rischio oggi sempre più alta? La risposta è una sola: ritorno alla dieta mediterranea di riferimento, ossia alla dieta di Nicotera. Spazio, dunque, a legumi, cereali, pesce, vino, verdura, peperoncino, frutta di vario colore con preferenza per le arance rosse, ma, soprattutto, moderata presenza sulla tavola di carne, insaccati, latte e suoi derivati, dolciumi. Il tutto associato ad un adeguato esercizio fisico. La giornata di ieri, coordinata da Maurizio Pescariore, ha consentito al folto pubblico presente nell'accogliente sala convegni del "Sayonara club" di ascoltare relazioni di notevole spessore scientifico, ma, soprattutto, relazioni ricche di "avvertimenti" e di suggerimenti alimentari utili per ricondurre la circonferenza addominale a quei 102 centimetri propagandati dal ministro della Salute, Girolamo Sirchia. Gli interventi hanno preso il via col prof. Fausto Cantarelli, che ha raccontato la storia del cibo e delle sue modificazioni e con gli interventi degli studiosi Adalberta Alberti, Mario Luciano, Attilio Giocosa, Antonino De Lorenzo e Flavio Zaramella.


Alimentazione, economia e il futuro del Mezzogiorno
L'intervento del prof. Fausto Cantarelli al II° Simposio sulle Diete Mediterranee a Nicotera, 21 - 23 gennaio 2005 [a cura di Walter Tramontana]

Il professor Fausto Cantarelli ha tenuto una così bella lezione che mi sembra giusto darle un rilievo particolare. Non che le altre non lo siano state. Ma mi permetto di mettere in evidenza le sue parole che oltre che per il rilievo scientifico, derivante da una conoscenza evidentemente profonda della storia e dell'economia dell'alimentazione, sono notevoli per il fato di riflettere con profondità una visione evidentemente umanistica dei rapporti tra gli uomini e delle loro azioni economiche e delle loro relazioni con l'ambiente. Devo dire che non in tutto sono d'accordo con il professor Cantarelli. Non sono infatti convintissimo che ci si dovrà affidare alle iniziative della grandi corporation, che peraltro lui stesso dipinge criticamente per gli apporti negativi dati alla nostra vita (in particolare alimentare, vedi McDonald, Nestlé...), basate come sono sulla logica del profitto e dell'espansione senza limite. Le stesse corporation ora si convertono, ma non è del tutto una novità, alla nuova industria dominante, quella del turismo e del tempo libero: ne vede un segno positivo il prof. Cantarelli, e forse ha tutte le ragioni per affermarlo. Ma io credo che bisognerà porre attenzione a questo nuovo campo (ma non è poi da ora che è così: il turismo di massa e le sue deformazioni li conosciamo già, i suoi effetti non sempre positivi sono evidenti in tutto il mondo) di attività delle grandi concentrazioni economiche. Eppure bisogna riconoscere che proprio qui che sono i driver, in parte nuovi, in parte rinnovati, dell'economia mondiale e a questo confronto non potremo in nessun modo sottrarci, soprattutto se si tentasse di farlo con comportamento da struzzi. Ma non vorrei sovrapporre troppo questi miei pensieri al bellissimo intervento del professor Cantarelli, che qui riproduco per come sono riuscito a coglierlo, attraverso i miei appunti manuali, quindi forse con qualche interpolazione e interpretazione di troppo, specialmente nella parte iniziale per la quale non ero pronto con la mia penna e il mio quaderno.

Non è certo un caso che la dieta di Nicotera sia così simile a quelle riscontrate a Corfù e a Creta. Siamo in Magna Grecia, queste terre hanno duemilacinquecento anni di storia. I greci sono stati qui, e forse ancora ci sono, attraverso gli usi ancora vivi e la stessa costituzione genetica degli abitanti di questi luoghi. La storia alimentare accomuna molti popoli dell'area del Mediterraneo. Quelli rilevati qui a Nicotera sono usi e profili di consumo molto simili a quelli che dovevano essere propri degli antichi greci, ed è facile capire perché. Quello della Grecia antica era un territorio piccolo e povero. Se la popolazione cresceva era necessario cercare nuovi territori: i popoli si muovevano, colonizzavano nuove terre. E le nuove terre scelte (era possibile farlo, il mondo non era così affollato come oggi) per similitudine del clima e dell'ambiente. Quella greca era una società stanziale e quindi il profilo delle diete praticate era su base vegetale, proprio come quella riscontrata qui. Al contrario delle diete dei popoli nomadi, con le greggi a seguirli duranti gli spostamenti. Quelle sono state le culture del salame e del formaggio. I Celti erano così. In queste aree della Magna Grecia, a cui Nicotera appartiene, c'è il patrimonio di un'antica ricchezza e di un'antica cultura: è il momento perché questa ricchezza e questa cultura ritornino in auge. Cosa succede? Mai c'è stata tanta incertezza nel mondo, in tutto il mondo, come in questo periodo. Non è il problema alimentare ad essere quello prevalente, almeno per questa nostra parte del mondo. Vero è che la fame esiste per una gran parte dell'umanità, per almeno 850 milioni di persone in forma estrema. Ma non nel cosiddetto primo mondo. Cosa succede allora? Trent'anni fa si diceva che i prodotti tradizionali della nostra alimentazione erano spacciati. Iniziava l'epoca della globalizzazione e i prodotti locali non avevano prospettive, non avevano nessuna possibilità di comunicare con il mercato: nessuno spazio veniva loro concesso. In un secolo e mezzo la popolazione mondiale è passata da 1,5 a 6 miliardi di persone; lo sviluppo è stato guidato dalla domanda, in particolare nei paesi più pronti ad affrontare la nuova situazione economica mondiale, gli USA in prima linea, con il loro pionierismo congenito, ma anche nell'Europa settentrionale e centrale. Lo stesso è successo anche per il Giappone. È sorta l'epoca delle grandi compagnie private, le future multinazionali; è arrivata l'epoca del mercato allargato, della standardizzazione del prodotto, di una base comune sempre più uguale per la nostra alimentazione, delle personalizzazioni, al massimo, anche per quanto riguarda i prodotti alimentari, mediante salse e sapori più o meno vicini alle tradizioni locali. Profitto ad ogni costo, mercati sempre più grandi, economie di scala, forza contrattuale dell'offerta, logistica distribuita ed efficientissima: forze immense quelle primarie della produzione e del mercato che sono sembrate ineluttabili e incontrastabili. Appare ora invece che senza nessun intervento specifico della politica economica, l'uomo si sia risvegliato, come per dire: questa non è più la strada da seguire, non è garantita più su questa via la nostra salute, la nostra vita. Le strade da ripercorrere devono tornare ad essere quelle dei nostri usi e della nostra storia, quelle che erano state dettate dall'istinto e non tanto da una generica o specifica razionalità,. È stato infatti l'istinto, in particolare quello delle donne, a selezionare le piante da raccogliere e mescolare e gli animali da allevare, sono stati gli effetti riscontrati sulla salute dei figli e sulla forza degli uomini a rafforzare soprattutto in esse quell'istinto. Ora la nostra razionalità quell'istinto non può far altro che confermarlo. Abbiamo nel tempo introdotto i nuovi prodotti giunti dopo la scoperta dell'America, come il pomodoro, senza sovvertire le nostre conoscenze fondamentali, ma aggiungendoli, confermando la base di partenza, quella vegetale, della nostra alimentazione. Spontaneamente si è generata questa nostra specifica modalità alimentare mediterranea, che di recente ha trovato la strada verso il resto del mondo, che si è propagata negli USA, dove la cultura alimentare di massa ormai non soddisfa più. È un umanesimo di ritorno: non il profitto a tutti i costi, altre sono le soddisfazioni della vita da valorizzare, di cui ricercare le radici, e tra questi la buona tavola. Radici da ricercare con consapevolezza, storia da conoscere e cultura da mantenere, da correggere magari, sulla base delle acquisizioni e delle sperimentazioni delle più recenti. Oggi riscopriamo finalmente un patrimonio storico-culturale e ci accorgiamo come possa essere una risorsa di grande portata. Non lo è stato, né poteva esserlo, secondo il modello dell'economia globale, non c'era e non c'è la base di popolazione che l'economia globale richiede, non erano e non sono adeguate le dimensioni della produzione. Ci sono invece il piccolo, la dimensione familiare, che guidano la qualità della vita, che costituiscono risorse da recuperare. E ci sono iniziative importanti, non tanto per il peso economico che hanno quanto perché sanciscono un cambiamento di direzione. E dico questo con enfasi per sottolineare il momento magico in cui ci troviamo. Così succede che il Ministero della Cultura promuova studi e incontri sugli alimenti antichi, che lo faccia con un programma articolato, da novembre 2004 a novembre 2005. Si verrà qui a dire come si mangiava e come si viveva, qualità culturale e alimentare che andavano di pari passo. E una seconda iniziativa, più pregnante, è l'acquisto da parte del consorzio costituito da IFIL, Gruppo Marcegaglia e Banca INTESA, del 45% di Sviluppo Turismo Italia. E per chi non lo sapesse, dico che Sviluppo Italia è la società istituita dal Governo per il rilancio del nostro paese. È un tempestivo ingresso dell'iniziativa privata in un ambito turistico che ha il suo patrimonio più rilevante nel Mezzogiorno. È un'iniziativa privata forte per valorizzare risorse che proprio il Mezzogiorno fa fatica ad utilizzare in autonomia. Il discorso del turismo è fondamentale: nel 2010 ci sarà le regressione della popolazione italiana; lo stesso accadrà per la popolazione americana; nel 2050 ci sarà la regressione della popolazione mondiale. Il driver fondamentale dell'economia mondializzata si annullerà. Già la domanda è stagnante in Europa e negli USA. Questa stagnazione è un'anticipazione di ciò che verrà, se ne sentono già gli effetti per la prevalenza della popolazione anziana che tende alla conservazione, che non consuma. Grandi saranno le conseguenze, negli USA specialmente, nell'Europa centro-settentrionale. Possiamo pensare che grandi impatti non ce saranno qui in Calabria. Ci saranno certamente invece per le multinazionali che vivono di sviluppo continuo, che hanno le rigidità gestionali legate a questi modelli. Ci potrà allora essere una nuova domanda che viene dal turismo internazionale? Il turismo di massa è iniziato negli anni '60: allora erano cento milioni gli arrivi/anno; si è passati a 568 milioni di arrivi/anno nel 2000; si passerà a un miliardo nel 2010. A quel punto il turismo sarà la maggiore industria mondiale. Qui, nel Meridione d'Italia, anche in Calabria, anche qui a Nicotera, ci saranno le risorse adatte a questa industria, e se non sarete voi a gestire il fenomeno sarà il capitale a farlo. Ma come si dovrà operare? Non saranno solo le piccole aziende familiare a poter affrontare un fenomeno così grande. E allora? Occorrerà fare l'inventario delle risorse disponibili, occorrerà gestirle collegialmente. La Calabria di risorse ne ha, ha colline e montagne, ha infiniti microclimi che consentono di sviluppare, ad esempio, tanti mondi alimentari. Occorrerà che voi affrontiate questa svolta per affrontare il futuro che si sta delineando. Ma, in concretezza, cosa fare qui, a Nicotera, in Calabria? La prima cosa da fare è sensibilizzare la popolazione, stratificando gli interventi, iniziando dai tecnici, dagli addetti ai lavori. A questo scopo si può costituire un circo, un carro di Tespi, facendo questo stesso discorso che io ho fatto qui, con calma e tempo, diffondendo le conoscenze sulle cose come vanno oggi, e specificamente su queste relative alla dieta mediterranea. L'occasione è straordinaria ed è necessario che si sappia: o si coglie ora questa occasione o non succederà più, perché non si sa se ne potrà capitarne un'altra. La seconda cosa da fare riguarda il fatto che le diete mediterranee nascono e vivono soprattutto nello spazio mediterraneo, e quello specifico dell'Unione Europea riguarda cinque paesi: la Spagna, la Francia, l'Italia, la Grecia, ma anche il Portogallo, anche se questo paese non si affaccia fisicamente sul nostro mare. L'alleanza dei cinque paesi è un punto di partenza fondamentale: comincino ad agitare il problema a livello dell'Unione, in modo da dare, su basi rinnovate, un nuovo impulso al movimento turistico verso questi nostri paesi.


La dieta mediterranea è nata a Nicotera. Ha cinquant’anni, ma non li dimostra…
21 giugno 2013
Clemente Angotti


L'ESPERTO - La Dieta Mediterranea? Nell'era post-genomica è un modello sostenibile
Stile di vita sano, rispetto per l'ambiente, spesa economica, difesa della qualità dei cibi da parte delle istituzioni. È il focus a 360° presentato dalla prof.ssa Laura Di Renzo durante il primo convegno degli 'Incontri Mediterranei' di Teggiano (SA)


Dall'alimentazione dei padri dipende la salute dei figli.

28 dicembre 2010. Diabete, patologie cardiache e non solo potrebbero dipendere, in parte, da ciò che mangiavano i nostri padri prima che venissimo concepiti.

A sostenere che la predisposizione personale a certe malattie possa dipendere dall'alimentazione seguita dai papà è uno studio realizzato dai ricercatori dell'University of Massachusetts Medical School (Usa) guidati Oliver Rando che, in un articolo pubblicato su Cell spiegano gli effetti ereditari dell'"epigenetica", quel processo attraverso il quale l'ambiente circostante e lo stile di vita seguito possono alterare in modo permanente lo sviluppo di alcuni geni che possono poi essere tramandati, già alterati, ai figli.

"Sapere cosa facessero i propri genitori prima che si venisse concepiti può essere una svolta per determinare di quali fattori di rischio si può essere portatori", spiega l’esperto. Gli studiosi hanno somministrato a un gruppo di topolini maschi un'alimentazione standard ed equilibrata e a un secondo gruppo una dieta a basso contenuto di proteine, mentre le topoline sono state cibate tutte con una dieta standard.

Hanno poi analizzato i profili genetici della prole dei topi, mettendo in evidenza che i discendenti dei topi alimentati con la dieta a basso contenuto proteico hanno mostrato un marcato aumento dei geni responsabili della sintesi dei lipidi e del colesterolo rispetto alla prole del gruppo di controllo alimentato con la dieta standard: tutti elementi, spiegano gli studiosi, correlati a un aumentato rischio di patologie cardiache.

 

Redazione Tiscali  


Dall'alimentazione dei padri dipende la salute dei figli

28 dicembre 2010. Diabete, patologie cardiache e non solo potrebbero dipendere, in parte, da ciò che mangiavano i nostri padri prima che venissimo concepiti.
A sostenere che la predisposizione personale a certe malattie possa dipendere dall'alimentazione seguita dai papà è uno studio realizzato dai ricercatori dell'University of Massachusetts Medical School (Usa) guidati Oliver Rando che, in un articolo pubblicato su Cell spiegano gli effetti ereditari dell'"epigenetica", quel processo attraverso il quale l'ambiente circostante e lo stile di vita seguito possono alterare in modo permanente lo sviluppo di alcuni geni che possono poi essere tramandati, già alterati, ai figli.
"Sapere cosa facessero i propri genitori prima che si venisse concepiti può essere una svolta per determinare di quali fattori di rischio si può essere portatori", spiega l’esperto. Gli studiosi hanno somministrato a un gruppo di topolini maschi un'alimentazione standard ed equilibrata e a un secondo gruppo una dieta a basso contenuto di proteine, mentre le topoline sono state cibate tutte con una dieta standard.
Hanno poi analizzato i profili genetici della prole dei topi, mettendo in evidenza che i discendenti dei topi alimentati con la dieta a basso contenuto proteico hanno mostrato un marcato aumento dei geni responsabili della sintesi dei lipidi e del colesterolo rispetto alla prole del gruppo di controllo alimentato con la dieta standard: tutti elementi, spiegano gli studiosi, correlati a un aumentato rischio di patologie cardiache. 

Redazione Tiscali


MARTEDÌ 16 NOVEMBRE 2010
La Dieta Mediterranea dichiarata patrimonio immateriale dell'Umanità

Grande soddisfazione per la decisione dell’Unesco di inserire la Dieta mediterranea nel patrimonio immateriale dell’Umanità è stata espressa dal presidente della Provincia Francesco De Nisi e dall’assessore all’Agricoltura Domenico Antonio Crupi. La decisione è stata assunta questo pomeriggio a Nairobi, in Kenya, dove si è riunito il comitato intergovernativo dell’organizzazione delle Nazioni unite per l’educazione, la scienza e la cultura.

«Si tratta di un risultato molto importante che si riverbera anche sulla provincia vibonese, dove la dieta mediterranea è stata studiata in maniera approfondita per la prima volta - hanno dichiarato De Nisi e Crupi -. Da anni la Provincia è impegnata nella promozione di questo regime alimentare, che non ha soltanto una valenza scientifica, ma anche profonde radici culturali. Il suo inserimento nel patrimonio immateriale dell’Umanità rappresenta dunque un nuovo stimolo alla promozione di iniziative in grado di valorizzare ulteriormente la Dieta mediterranea e il territorio nel quale è stata codificata per la prima volta».
Il riferimento è a Nicotera, considerata la patria della dieta mediterranea. Qui, infatti, Ancel Benjamin Keys, medico e fisiologo statunitense, condusse approfondite ricerche tra il 1957 e il 1960, riscontrando la bassa incidenza di malattie cardiovascolari nella popolazione locale grazie al regime alimentare caratterizzato da alcuni alimenti base: pane, frutta, verdura, erbe aromatiche, cereali, olio d'oliva, pesce e vino.
A promuoverne lo studio e la divulgazione è nel vibonese l’Osservatorio provinciale sulla dieta mediterranea, costituito anni fa dalla Provincia e presieduto dal professore Flaminio Fidanza, che partecipò alla ricerca di Keys e oggi è cittadino onorario di Nicotera, dove il 9 maggio scorso è stato celebrato il cinquantenario dello studio pilota con un convegno internazionale.
«Con grande soddisfazione ho appreso che la dieta mediterranea è stata inserita nell’elenco dei patrimoni immateriali dell’umanità tutelati dall’Unesco», ha dichiarato Fidanza, ricordando che quella di Nicotera è stata dichiarata già da alcuni anni come Dieta mediterranea italiana di riferimento, a sottolinearne le peculiarità scientifiche.
edg
Pubblicato da Ufficio stampa Provincia di Vibo Valentia alle ore 19.47
http://ufficiostampavv.blogspot.it/2010/11/la-dieta-mediterranea-dichiarata.html